gesufateluce

Vincitore del premio Viareggio nel 1951

«Gesù, fate luce va in libreria nell’autunno del 1950 [ndr. Con la prefazione di Francesco Flora]. Come i due libri precedenti porta il marchio di un grande editore industriale, Mondadori, che segue Rea fin dal principio e aspetta da lui, da un momento all’altro, un romanzo che non si decide ad arrivare. Epigrafi e dediche sono un ex voto e un parafulmine, la soglia dell’uscio dove si sfogano i nervi in modo da lasciare il testo incolume.
Chi apre Gesù attaccando a leggere il primo racconto, Piededifico, troverà subito la sorpresa: se aveva nella memoria la prosa non asfaltata di Spaccanapoli, quel fumetto tridimensionale e stralunato, tutte storie brevi e autoconcluse, incontrerà adesso uno scrittore che ha sgomberato e alleggerito la sua aria, che ha imparato a divertire se stesso con calma, oltre a saper divertire gli altri con fuoco, un narratore agile e guardingo assistito da un’arietta di gioventù, saputa e innocente quanto più è furba». (da I portoni della percezione, postfazione di Domenico Scarpa a Gesù, fate luce, Milano, Isbn edizioni, 2010).

Contiene:

Piededifico, Lutto figlia lutto,  Una scenata napoletana, Estro furioso, Breve storia del contrabbando, Cappuccia, Il confinato, Capodimonte, La rapina di cava, Il mortorio, La cocchiereria, Il bocciuolo